VITTORIO SELLA 1899 | Contrafforti occidentali del Kanchenjunga dal lato destro del ghiacciaio Kanchin

KANCHENZONGA ZEMU PEAK

Per presentare la montagna e la Zemu Area  procediamo per piccoli passi.

Innanzi tutto leggiamo cosa scrive Fosco Maraini su Dren-Giong, il suo primo libro che racconta il viaggio ai piedi del Kanchenzonga nel 1937.

Leggiamo a pag. 122-123 dell'edizione Corbaccio 2012
Leggiamo a pag. 122-123 dell’edizione Corbaccio 2012

I CINQUE INVISIBILI TESORI

In tibetano cang vuol dire neve, cen significa grande, dzö lo si può tradurre con tesori e nga sta per cinque; dunque Cang-cen-dzö-nga (la trascrizione esatta del tibetano sarebbe Cang-Cen-mZod-eNga) letteralmente equivale ad «i cinque tesori della grande neve», nome che viene dato nel Sikkim ad una delle più alte montagne della Terra, ch’è inoltre, senza dubbio, una delle più belle. Alcuni pensano che per «tesori» s’abbiano ad intendere vette e s’ingegnano a contarne cinque; pare invece che i «tesori» corrispondano a cinque mitici tesori sacri che Padma Sàmbava (detto in tibetano Guru Rimpocé) abbandonò sulla cima del monte, ove resteranno nascosti fin quando l’umanità non sia giunta ad un tal grado di evoluzione spirituale da poterli comprendere.
Gli inglesi chiamano la montagna Kinchinjinga, Kangchenjunga e così via, perché i primi geografi che raccolsero il toponimo lo udirono da gente non tibetane, le quali, com’è naturale, storpiavano dei suoni a loro poco familiari: ma le tradizioni, si sa, vanno rispettate ed oggi ancora, pur consci dell’errore, i Sahib preferiscono attenersi all’uso letterario anziché a quello del luogo. In ogni modo tutto questo non ha alcuna importanza, quando s’alzino gli occhi a quell’architettura formidabile e purissima di rupi ghiacciate dinanzi a cui tutto sembra inutile e triviale.

Ritornando al nome e alle sue molteplici grafie, pure la più invalsa – Kangchenjunga – resta difficilmente pronunciabile, equivocabile nella pronuncia: non si sa mai come “nominarla” la nostra montagna quando se ne parli con amici, in pubblico. E il primo modo per rendere accessibile un luogo è entrare in confidenza con il suo nome, saperlo pronunciare. Abbiamo così adottato la grafia più vicina alla pronuncia fonetica tibetana, suggerita da Fosco Maraini, con il K al posto della C iniziale per sottolineare il suono duro della c. Il Chen si pronuncia Cen, assimilando qui l’usanza fonetica anglofona rimasta in quasi tutte le grafie contemporanee. Per noi quindi la montagna è il KANCHENZONGA come scritto successivamente al 1937 da Fosco Maraini in Segreto Tibet. Si pronuncia cancenzònga, con l’accento sulla penultima sillaba, pur non disdegnando di farlo cadere sull’ultima vocale come si apprende dal bellissimo testo Tandà Cancenzongà thonghi-du! (ibidem, pag. 62) dove Maraini racconta il primissimo incontro con la montagna.

8586 METRI | K-25

Il Kanchenzonga, tra Nepal, Sikkim e Tibet
Il Kanchenzonga, tra Nepal, Sikkim e Tibet

La montagna è situata nell’estremo punto orientale della catena himalayana. Fa da confine tra Nepal e Sikkim, a un passo dal Tibet. Questa sua particolare ubicazione rende agevole l’individuazione nelle mappe geografiche. Terza montagna del mondo per altitudine, 25 metri più bassa del K2, ufficialmente 8586 metri nelle carte (8598 metri secondo il Geological Survey of India), fino al 1852 era considerata la montagna più alta della Terra. Quattro delle sue cinque cime, che richiamano il toponimo, sono al di sopra degli ottomila metri e la grande estensione della montagna la fa essere il più esteso massiccio glaciale del pianeta. Primo a ricevere i monsoni, il KANCHENZONGA è l’ottomila più remoto da raggiungere, circondato da molte montagne ancora da esplorare. Un lungo avvicinamento a piedi porta alla base della grande montagna ritenuta sacra dalle popolazioni del luogo. Remoti e di grande fascino sono perciò pure gli aspetti culturali-antropologici: le pendici della montagna si ipotizzano siano la sede di uno dei mitologici e rarissimi beyul, le “valli nascoste” rivelate dal leggendario Guru Rimpoche nei testi sacri tibetani del XIV-XV secolo. La zona del Kanchenzonga è stata recentemente tutelata per valorizzare la sua singolare capacità di conservare biodiversità, biologiche e culturali. Molti dei suoi tesori sono ancora da scoprire e da conservare per il bene dell’intero pianeta.

LA ZEMU AREA

La cresta Est-Sud-Est del Kanchenzonga nasconde uno dei rilievi più misteriosi dell’Himalaya, il Zemu Gap Peak, o Zemu Peak, o – secondo altri testi – la “vetta orientale”, stimata a volte 7730 m, altre 7780 m. La cresta è di una lunghezza e di una bellezza impressionanti e domina incontrastata l’orizzonte del Sikkim settentrionale, sopra la foresta subtropicale che nasce da Gangtok. A metà si inserisce uno sperone, anch’esso di difficile lettura per chi osserva la montagna in lontananza.

Qual è il Zemu Peak? Pochissime persone sanno individuarlo.

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Nikolai Konstantinovich Roerich 1935 | Kanchenjunga

Il colle stesso, il Colle Zemu o Zemu Gap, è stato raggiunto solo pochissime volte da Nord, la prima durante le esplorazioni della Spedizione Bauer del 1929  e in altre due occasioni, niente di meno che da Lord John Hunt nel 1937 e da H. W. Tilman nel 1938. Da sud, la prima difficile salita  documentata è stata compiuta praticamente ieri, se si considerano i tempi dell’esplorazione alpinistica. Autore il nostro Anindya Mukherjee, l’alpinista esploratore che fa parte del nostro team, insieme con Thendup Sherpa e Pemba Sherpa, il 15 dicembre del 2011.

summit_sella

Siamo nei pressi di una delle montagne più belle e affascinanti dell’Himalaya, il Siniolchun, sulla stesso ramo orografico che continua dal Colle Zemu, montagna divenuta famosa grazie alla straordinaria foto di Vittorio Sella (divenuta la copertina del libro Summit, il catalogo delle mostre nordamericane, con prefazione di Ansel Adams!). Vittorio Sella e R.W. Freshfield fecero l’intero periplo del Kanchenzonga nel 1899, fermandosi al Goecha-La. L’impraticabilità del Colle Zemu per una spedizione non attrezzata per superare forti difficoltà alpinistiche lasciò incompiuto la sezione che darebbe oggi compiutezza al periplo integrale della montagna se collegato da sud con il Goecha-La.

Noi agiremo in quest’area, con particolare riguardo al Zemu Peak, alla sua cresta e ai 6-7000 che circondano il Tonghsiong Glacier dove pianteremo il nostro Campo Base.

CENNI DI STORIA ALPINISTICA del KANCHENZONGA 

[ In continuo aggiornamento… ]

La prima esplorazione degna di nota è quella di D. W. Freshfield nel 1899 con Vittorio Sella e compagni. Essi compirono il periplo della montagna fermandosi al Goecha-La.

Nel 1905 Svizzeri e Inglesi sotto la guida di Jacot-Guillarmod cercarono di salire la montagna da sud-ovest. Il tenente Pache salì da solo fino a 6500 metri. Poi una valanga lo travolse insieme con tre portatori e abbandonarono l’impresa e il versante sud-ovest non fu più preso in considerazione fino al 1953-1955.

A. M. Kellas negli anni 1907 e 1911 raggiunse la sella Simvu e il Colle Zemu, a cui seguirono le esplorazioni di Mario Piacenza e Lorenzo Borelli nel 1913 e di H. Raeburn e C. G.  Crawford nel 1920.

Le prime spedizioni che tentarono seriamente la salita della montagna furono le impressionanti – per coraggio e approccio – spedizioni tedesche dirette da Paul Bauer nel 1929 e nel 1931. Oggetto del loro tentativo fu lo Sperone Nord-est che si innesta sulla quota 7760 nella Cresta Nord che si origina dal Colle Nord (Twins). Nel 1931 i tedeschi raggiunsero la vetta dello sperone e rinunciarono di continuare perché valutarono troppo pericoloso e soggetto a valanghe  il pendio che collegava alla cresta finale. In effetti la spedizione fu osteggiata dal continuo maltempo.

Nel 1930, tra le due spedizioni tedesche, vi fu una spedizione internazionale guidata da G.O. Dyhrenfurth. Il geografo svizzero decise di tentare il versante nord-ovest, partendo dal ghiacciaio Kangchenjunga, per percorrere la cresta Nord fino al Colle Nord, abbandonata dopo una valanga che coinvolse dei portatori. Ripiegarono sulla cresta Ovest-nord-ovest che risalirono fino a quota 6400 m.

Nel 1936 Paul Bauer ritornò in zona a capo di una spedizione leggera che salì il Siniolchun (6879 m) e una delle vette del Simvu, le splendide vette a est del Colle Zemu.

Nel 1955 la spedizione inglese guidata da C. Evans, precedute dalle ricognizioni di G. Lewis nel 1953 e di J. Kempe nel 1954, raggiunse la vetta il 26 maggio con J. Brown e G. Band (con ossigeno), seguiti il 27 da N. Hardie e T. Streather, per il versante Sud-ovest e la cresta Ovest.

Il 31 maggio del 1977 lo Sperone Nord-Est (lo stesso del tentativo tedesco) fu ripercorso da una spedizione militare indiana guidata da Narinder Kumar e lungo la Cresta  Nord-nord-est raggiunsero la cima M. P. Chand e lo sherpa N. D. Naik. Fu usato ossigeno supplementare.

Dal Colle Nord la vetta fu raggiunta dalla straordinaria spedizione inglese composta da P. Boardman, D. Scott, J. Tasker e G. Buttembourg. I primi tre raggiunsero la vetta il 16 maggio 1979, senza ossigeno.

L’anno seguente, il 14 maggio 1980, la spedizione giapponese Konishi portò in vetta direttamente da Nord fino alla Cresta Nord-nord-est R. Fukada, H. Kawamura, S. Suzuki, N. Sakashita e lo sherpa Ang Phurba, restando molto a destra delle seraccate aggirate dagli inglesi sulla sinistra.

Sempre nel 1980 R. Messner con F. Mutschenlechner raggiunse direttamente il Colle Nord con un itinerario diretto da Est.

Da ricordare la traversata delle 4 cime da parte della spedizione sovietica (con ossigeno) guidata da E. Mysolovsky nella stagione pre-monsonica del 1989, nei giorni 30 aprile-1 maggio.

La Vetta Ovest (lo Yalungkang), 8505 m, fu raggiunta dalla spedizione giapponese Huguchi per la Cresta Sud-ovest il 14 maggio 1973.

La Vetta Sud (8476 m), oggetto della nostra esplorazione dal Colle Zemu, è stata raggiunta nel 1978 dalla spedizione polacca guidata da Miotecki e vide toccare la cima da E. Chrobak e W. Wroz partendo dal grande pianoro nevoso di sud-ovest, dove si svolge la via normale.  Qualche giorno dopo la stessa spedizione raggiunse per una nuova via pure la Vetta Centrale (8496 m). Il pilastro Sud-ovest della Vetta Sud fu invece salito dagli sloveni M. Prezelj e A. Stremfelj il 30 aprile del 1991 (furono premiati con il Piolet D’Or).

La Cresta Est-sud-est, forse la cresta più bella sulla cima più significativa  e fotografata della montagna (la Vetta Sud, che domina tutto il Sikkim) non ha mai visto piede umano. Un tentativo durante la spedizione Bauer del 1929 si fermò al Colle Zemu, a causa del brutto tempo e per il fatto – significativo in quegli anni – che la cresta non portava alla cima principale.

Del Colle Zemu si ha notizia di una prima perlustrazione da sud fino al Colle da parte di Bowstedt (1926), dopo la prima da nord di Kellas nel 1911 e la successiva del 1929 ad opera di Allwein, Thoenes e due portatori della spedizione Bauer.  Poi Lord John Hunt nel 1937 e il grande H. W. Tilman nel 1938 una prima volta. Affascinato dal Colle, remoto e misterioso, Tilman ritornò per traversarlo da Nord a Sud, riuscendo nella difficile impresa, di cui si hanno pochissimi dettagli.

Infine, da sud, la prima difficile salita del Colle Zemu, documentata, è stata compiuta  da Anindya Mukherjee, l’alpinista esploratore che fa parte del nostro team, insieme con Thendup Sherpa e Pemba Sherpa, il 15 dicembre del 2011.

>> ricerca a cura di Alberto Peruffo – Capospedizione K2014-150 CAI

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